Bullismo: Come Vincerlo

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Riporto un’interessante intervista sul fenomeno dl bullismo fatta a SIMONA CARAVITA ricercatrice in Psicologia dello sviluppo, che conduce attività di ricerca nell’ambito del “bullismo”, dei comportamenti aggressivi e delle condotte devianti nell’età dello sviluppo.

Da questa intervista possiamo trarre conclusioni interessanti.

Serve contrastare il bullismo: ma come?

Il bullismo non si riduce al solo comportamento individuale, ma è un fenomeno di gruppo.

Cioè?

Quando focalizziamo l’attenzione sul comportamento aggressivo del bambino prepotente ci troviamo di fronte a un’aggressività per acquisire potere e visibilità all’interno del gruppo. Il prepotente individua una vittima che è più debole e si fa forte di questo squilibrio per affermarsi di fronte agli altri.

Chi sono questi “altri”?

Oltre al bullo e alla vittima c’è chi aiuta attivamente il prepotente, chi sostiene le prevaricazioni, chi è a conoscenza delle prevaricazioni ma non prende posizione (gli “esterni”), non sta cioè né dalla parte della vittima né da quella del bullo. Poi ci sono i “difensori”: circa il 23% dei bambini nella fascia d’età delle scuole medie (per lo più ragazze). Ma sono una minoranza.

Questo cosa ci dice?

Che il “prepotente” ha bisogno di un pubblico: ecco perché nel 75% dei casi compie le prevaricazioni davanti ai compagni. E che gli “esterni” rappresentano un elemento di forza del prepotente, perché non prendono posizione, manifestando quindi approvazione.

Come si può intervenire?

La sfida dei nuovi programmi di intervento è proprio quella di focalizzare l’attenzione non solo sul bullo e sulla vittima, ma sugli “esterni” per trasformarli in “difensori”. Occorre che sia il gruppo a mobilitarsi: l’intervento preventivo di contrasto è molto più efficace quando è il gruppo a prendere posizione a favore del più debole.

Il bullo è capace di individuare il più debole, ma non di distinguere tra “bene” e “male”. Come è possibile?

Il prepotente capisce che trasgredire la norma prevaricando è sbagliato. Ma intervengono altri fattori di “disimpegno” morale, per cui si auto-giustifica nel momento in cui compiono le prepotenze, ri-etichettando quello che accade: “è colpa della vittima”, “non è colpa mia”. E qui torna in ballo il gruppo.

Come scusi?

Possiamo cogliere bene il “disimpegno morale” quando il gruppo ha una norma che appoggia il bullismo: “se tutti fanno così, posso fare così anch’io”. Questo spiega il motivo per cui i bulli colgono la differenza ma deviano lo stesso.

C’è un legame tra bullismo e status socio-economico?

I primi fenomeni di bullismo si possono cogliere già dalla scuola materna. In contesti di disagio può essere più evidente: ma da un punto di vista socio-economico è un fenomeno trasversale. In Italia, dove il bullismo è studiato solo da dieci anni, non esiste mai un’associazione significativa tra lo status socio-economico e il comportamento prepotente.

Perché?

Perché il bullismo è un problema di stili educativi. Anche nelle famiglie abbienti possono essere presenti stili educativi che portano a imparare che la violenza può essere uno strumento utile per ottenere ciò che si vuole.

Stili come…?

Esser troppo permissivi, o troppo autoritari nell’imposizione della regola vuol dire fornire modelli sbagliati della norma che poi vengono riapplicati nel contesto della classe. Senza poi dimenticare le dinamiche del gruppo di cui abbiamo già parlato, che interagiscono con i fattori individuali – il bambino prepotente capace di comprendere le dinamiche ma meno empatico, più interessato ad acquisire potere. È l’insieme di questi fattori che definisce il fenomeno del bullismo.

Esistono strategie per il “recupero”?

Gli interventi richiedono almeno due anni di attuazione, con interventi sistematici che vadano a incidere sul contesto, coinvolgendo il più possibile la famiglia oltre alla scuola. In genere si riesce a recuperare il 10%. Il nuovo programma di intervento, applicato in Finlandia, focalizzato sul gruppo e sui “difensori” è molto promettente: nei dati preliminari è stata riscontrata una diminuzione del fenomeno del 45%.

Esiste il rischio che le vittime del bullo possano a loro volta diventare carnefici?

Può capitare soprattutto nel caso di bambini che hanno una forma di aggressività “reattiva” combinata con la vittimizzazione. Ci sono i cosiddetti “bulli-vittima” che sono prevaricati e a loro volta prevaricano.

Quanto incidono internet e le nuove tecnologie nell’allargarsi del fenomeno?

Quello che compare in questi anni è un fenomeno nuovo. Assistiamo a delle forme cosiddette di “insider bullismo” cioè di bullismo in formato elettronico. Di fatto web e nuove tecnologie offrono un palcoscenico che consente al prepotente di trovare degli spettatori e di percepirsi come un leader. Appagano senso di potere e visibilità: quindi in un certo senso è vero che le nuove tecnologie possono diventare elementi che aumentano il fenomeno.

E l’informazione?

Se ci focalizziamo sull’informazione, bisogna stare attenti, nel momento in cui si verificano episodi di bullismo, a evitare di presentarli come fenomeni “trendy”. Il rischio è quello dell’emulazione.

Il bullo è più maschio o femmina?

È un fenomeno trasversale. Nel caso delle bambine la prevaricazione è più “indiretta”, giocata attraverso il diffondere delle voci o la lesione delle dinamiche di amicizia. Azioni apparentemente meno violente ma non meno dannose a livello psicologico

Ecco un link di TELEFONO AZZURRO in cui si parla di Bullismo

http://www.azzurro.it/site/render0787.html?channel=209

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