Malattie Psicosomatiche
La malattia fa parte della vita e l’arte della guarigione fonda le
sue basi nella capacità di essere consapevoli di quali eventi, piccoli o
grandi, hanno alterato l’equilibrio della nostra unità psicosomatica: i
farmaci possono agire sui sintomi nel breve termine, ma nel lungo periodo
è necessario prendere consapevolezza dei ritmi, dei tempi, dei bisogni,
delle pulsioni e dei possibili stati conflittuali del nostro corpo,
della nostra mente, della nostra vita, di noi stessi.
Francesco Galgani (www.galgani.it)
1. L’UOMO SENZA TESTA E L’UOMO SENZA CORPO
La scienza medica sembra essere giunta ad un punto di crisi con se stessa e
con i propri postulati fondamentali. Più di un secolo di medicina positivistica e
scientifica ha abituato generazioni di medici a guardare alla malattia come conseguenza
di un preciso concatenarsi di eventi fisici e biologici analizzabili con altrettanto
precisi metodi fisici, biochimici e biologici.
La medicina moderna (occidentale) ha progressivamente accentuato la sua
attenzione per l’efficientismo tecnologico e per la specializzazione e, pur ottenendo
un risultato storicamente importante nella cura di malattie infettive e nella
chirurgia, non ha saputo fornire un approccio altrettanto valido nell’indagine di
molte malattie causate da fattori solo parzialmente spiegabili sul piano fisicobiologico.
La medicina sta cominciando a prendere consapevolezza del fatto che per
un secolo ha curato un “uomo senza testa”, vale a dire una entità biologica senza
emozioni, senza interazione con i suoi simili, isolata da ogni contesto storico ed
economico, funzionante quindi in modo puramente automatico sulla base di
complessi (e in buona parte sconosciuti) meccanismi biochimici di omeostasi (in
grado cioè di assicurare un equilibrio interno all’organismo).
Analoga crisi, d’altra parte, sembrano attraversare oggi le scienze di comportamento
(psichiatria, psicologia e altre), che sono andate sempre più occupandosi
di un “uomo senza corpo”, cioè di una macchina comunicativa senza substrato
biologico, o al massimo dotata solo di un cervello funzionante secondo meccanismi
in gran parte sconosciuti. Anche l’uomo senza corpo sembra entrato in crisi
in tempi più recenti.
La psicosomatica è quella branca della medicina che pone in relazione la
mente con il corpo, ossia il mondo emozionale ed affettivo con il soma (corpo),
occupandosi nello specifico di rilevare e capire l’influenza che l’emozione esercita
sul corpo e le sue affezioni.
La nascita e lo sviluppo della psicosomatica ha mostrato come da più parti
sia sentita la necessità di un recupero della medicina come scienza unitaria dell’uomo
e della malattia, la quale coinvolge l’individuo a tutti i livelli (fisico, mentale,
sociale, in taluni casi persino storico).
La medicina psicosomatica, che parte dal presupposto di considerare l’uomo
come una indivisibile unità di soma e psiche (cioè di corpo e mente), si pone gli
obiettivi di:
− migliorare il rapporto medico-paziente, mettendo in primo piano la persona
nella sua globalità di esperienze ed emozioni;
− curare l’uomo malato nella sua globalità e non la singola malattia;
− restituire al paziente il suo valore di uomo sofferente attraverso il rispetto
della complessità delle sue emozioni;
− integrare tra i fattori di rischio delle malattie fisiche anche le variabili di
personalità, gli stili di vita, i modelli comportamentali e le relazioni interpersonali,
che rappresentano i requisiti soggettivi indispensabili per qualificare
il malato come una persona che soffre e non come “oggetto” depositario
di una malattia.
2. QUALI SONO I DISTURBI E LE MALATTIE PSICOSOMATICHE?
La varietà dei modelli interpretativi consente solo in modo approssimativo
di elencare e classificare le malattie e i disturbi psicosomatici.
In ogni caso le malattie che più frequentemente sono state interpretate come psicosomatiche sono:
1) l’ipertensione arteriosa, l’asma bronchiale, la colite ulcerosa, l’ulcera gastroduodenale
e l’eczema.
Ultimamente questo elenco è andato via via infoltendosi, fino a comprendere:
2) - i disturbi dell’alimentazione, che si evidenziano intorno ai due eccessi rappresentati
dall’anoressia e dalla bulimia;
3) - le malattie e i sintomi psicosomatici a carico del sistema gastrointestinale,
dove tra le malattie c’è, oltre alla colite ulcerosa e all’ulcera gastroduodenale,
la rettocolite emorragica, mentre tra i disturbi psicosomatici sono
presenti la gastrite cronica, l’iperacidità gastrica, il pilorospasmo, il colon
irritabile o spastico, la stipsi, la nausea e il vomito, la diarrea (da emozione,
da “esami”);
4) − le malattie e i sintomi psicosomatici a carico del sistema respiratorio, ad
esempio la già citata asma bronchiale, la sindrome iperventilatoria, la dispnea,
il singhiozzo;
5) − le malattie e i sintomi psicosomatici a carico del sistema cardiovascolare, ad
esempio le aritmie, le crisi tachicardiache, le coronopatie (angina pectoris,
insufficienza coronarica, infarto), l’ipertensione arteriosa, la cefalea emicranica,
la nevrosi cardiaca, le algie precordiali;
6) − le malattie e i sintomi psicosomatici relativi al sistema cutaneo, ad esempio
la psoriasi, l’eritema pudico (rossore da emozione), l’acne, la dermatite atopica,
il prurito, la neurodermatosi, l’iperidriosi, l’orticaria, la canizie, la secchezza
della cute e delle mucose, la sudorazione profusa;
7) − le malattie e i sintomi psicosomatici relativi al sistema muscolo-scheletrico,
ad esempio la cefalea tensiva, i crampi muscolari, il torcicollo, la mialgia,
l’artrite, dolori al rachide (cervicale e lombo-sacrale), la cefalea nucale;
− le malattie e i sintomi psicosomatici relativi al sistema genito-urinario, ad
esempio dolori mestruali, disturbi minzionali, enuresi, impotenza;
9) − le malattie e i sintomi psicosomatici relativi al sistema endocrino, ad esempio
ipopituitarismo, iper o ipotiroidismo, ipoglicemia, diabete mellito.
3. PSICOANALISI FREUDIANA:
LA CURA CON LE PAROLE E IL POTERE DELL’APPARATO PSICHICO
La psicoanalisi nacque nel periodo a cavallo fra il XIX e il XX secolo, grazie
al pensiero e all’opera del neuropsichiatra austriaco Sigmund Freud (1856 -
1939), che la propose come metodo di trattamento dei disturbi mentali.
La prima peculiarità del metodo psicoanalitico fu che esso si serviva non di
mezzi di natura chimica, fisica, biologica, come ad esempio i farmaci o le pratiche
chirurgiche, ma di uno strumento diverso da tutti questi: la “parola”. Pensare che
“la cura con le parole” possa giovare ad una persona malata è arduo ancora oggi,
dopo un secolo in cui la psicoanalisi si è impostata come disciplina all’interno
del mondo medico e scientifico: ancora più assurdo doveva apparire nel contesto
razionalista e positivista che caratterizzava la medicina e la neurologia di inizio secolo,
la cui attenzione era prestata solo ai “fatti” incontrovertibili e oggettivi.
Lo studio delle isterie (malattie mentali in cui ai disturbi di carattere psichico
possono associarsene altri di natura somatica) rivelò a Freud e ai suoi collaboratori
una verità scientifica di insondabile profondità: il paziente isterico è un
soggetto che non ha “nulla” dal punto di vista medico, ma che pure è malato. Le
isterie “violavano”, con la loro sintomatologia, le “leggi” che la medicina andava
scoprendo: si trattava di pazienti che manifestavano sintomi anche gravi, come
paralisi, perdita della sensibilità in intere parti del corpo, incapacità di parlare,
cecità “in assenza” di qualsivoglia lesione a carico del loro sistema nervoso. Si
trattava di pazienti che andavano incontro a miglioramenti sostanziali, se sottoposti
a trattamenti di natura psicologica, come la suggestione ipnotica prima e il
colloquio psicoanalitico poi.
Lo studio psicoanalitico dell’isteria dimostrò come l’apparato psichico
“abbia il potere” di indurre modificazioni e sintomi anche gravi a carico del corpo;
dimostrò anche che il trattamento basato su uno strumento eminentemente
psichico, come la parola, sia in grado di modificare in modo positivo e persino di
curare i disturbi a carico del corpo. I sintomi, oltre ad avere un’origine psicologica,
erano significativamente correlati a situazioni specifiche della vita emotiva,
istintuale, relazionale del malato. Se, ad esempio, un paziente sperimentava uno
stato conflittuale rispetto alla decisione di andare in un certo posto, il sintomo
isterico si presentava sottoforma di una paralisi, che ovviamente “bloccava” la
possibilità concreta del soggetto di muoversi autonomamente. Se invece il conflitto
psicologico era centrato attorno al fatto che il paziente non voleva “vedere”
una determinata situazione, ecco che si presentava una cecità isterica.
Si scoprì quindi che la malattia aveva un preciso significato all’interno della
vita del malato.
un cordiale saluto
dott. Rolando Tavolieri



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